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COMPORTAMENTI AUTO ED ETEROAGGRESSIVI NELLE PARAFILIE
Della Dottretoressa Chiara Camerani.

Doverosa é una piccola presentazione della Dottoressa Chiara Camerani, Direttrice del CEPIC, Centro Europeo di Psicologia Investigazione e Criminologia, non che Psicologa, Sessuologa e Criminologa, che ci autorizza a pubblicare un suo articolo del 2012.

Grazie ancora per aver messo la tua esperienza a disposizione di un piccolo blog.

Freud introduce il concetto di sessualità infantile e di sviluppo psicosessuale. Lo sviluppo psicosessuale consiste nel succedersi di fasi caratterizzate da un investimento della pulsione sessuale in zone erogene.
La condizione infantile di perversione polimorfa è una condizione normale che implica una situazione in cui il piacere non è legato o cercato in un’attività specifica, ma annesso ad attività dipendenti da altre funzioni come la nutrizione, la defecazione ecc.
In base a quanto detto, è definita perversa ogni attività che non si sia definitivamente staccata dalla condizione polimorfa tipica della sessualità infantile. Lo sviluppo normale risulta dal convogliare pulsioni parziali e disposizioni infantili sotto il primato della zona genitale.
Secondo Freud, la perversione nasce a seguito dell’interruzione dello sviluppo psicosessuale alla fase della perversione polimorfa dovuta a fissazione, trauma, regressione…
Sulla base dei dati relativi alla vita di molti perversi, antisociali, violenti e serial killers, si riscontrano storie di violenze ed abusi subiti durante l’infanzia. In base a ciò, sul concetto freudiano di blocco dello sviluppo psicosessuale, si innesta quello relativo alla teoria del superamento del trauma.
Secondo tale teoria, alla base del comportamento perverso c’è un trauma subìto rispetto al quale il bambino ha sperimentato un vissuto di impotenza e passività a causa di un adulto percepito come cattivo e minaccioso. Ciò scatena una forte angoscia e la percezione di annullamento di sé e del proprio controllo, di fronte ai quali il bambino attiva una serie di difese atte a proteggerlo.
Tra le difese, il meccanismi base della perversione sono la conversione del trauma e l’identificazione con l’aggressore; modalità che permettono di convertire, per citare Stoller, “ il trauma infantile in trionfo adulto”.
La perversione consente di rivivere l’esperienza infantile ma con presupposti diversi, preservando cioè l’illusione di controllo e la gratificazione sessuale. Ciò fornisce, all’individuo una falsa sensazione di potenza e ne preserva l’integrità e la capacità di sperimentare piacere.
La molla di questa trasformazione è una forte aggressività ed angoscia che comporta la distorsione del rapporto con l’altro, il quale perde la sua individualità divenendo oggetto, vittima, attore di una rappresentazione privata.
Nello schema che segue vediamo come, in un continuum normalità – patologia, si possono considerare una serie di sfumature che vanno da espressioni creative della sessualità “normale” quali il comportamento sessuale bizzarro ed il sesso estremo (che pur nella sua “originalità” non è ancora da considerarsi patologia), fino a giungere all’estremità negativa del continuum con la perversione.
Sarà utile prima di tutto definire i concetti in esame:

“Normalità” : atto sessuale che si svolge tra partners eterosessuali e consenzienti, orientato al coito, attuato in modo che nessuno abbia a ricevere danno e che implichi la possibilità di procreazione.
In base a ciò Scharfetter definisce anormale l’individuo che pur avendo la possibilità di attuare un comportamento sessuale orientato al coito, preferisce pratiche alternative le quali, invece di fungere da sfondo alla normale attività coitale, divengono pratiche esclusive e coatte: “quanto più lontano dalla norma coitale, quanto più immaturo e rigido è il comportamento sessuale, quanto più sussiste una dipendenza di tipo morboso, tanto più giustificato sarà il termine perversione”
Ritengo importante evidenziare il carattere relativo del concetto di normalità in ambito sessuale, in quanto esso varia in funzione del contesto culturale e storico in cui è inserito. Freud stesso, riguardo le difficoltà di delimitare il concetto affermava: “ In nessun individuo sano viene a mancare una qualche aggiunta, da chiamare perversa, alla meta sessuale normale e questo fatto basta di per sé, a dimostrare l’inopportunità di un impiego moralistico del termine perversione”.

Comportamento sessuale bizzarro : inteso come “giochi sessuali” cioè varianti (giochi, fantasie) inserite all’interno del rapporto sessuale che possono variare in funzione del coinvolgimento e della fantasia dei partners al fine di ottenere reciproca soddisfazione. Tale comportamento non influisce con la funzionalità sociale e psicosessuale dell’individuo, contribuisce anzi ad aumentare la complicità e la confidenza della coppia. La perversione sotto forma di gioco, infatti, caratterizza molti rapporti d’amore ed assolve a molte funzioni positive nell’ambito della relazione.

Sesso estremo legato alle nuove tendenze in auge nella cultura alternativa americana ed europea, il sesso estremo è definito come l’esplorazione del limite fisico e psichico nell’ambito dell’espressione corporea e sessuale.
In questa categoria si possono classificare pratiche quali bondage; S&M (inteso come modalità consenziente e “giocosa” di sadomasochismo, attuato tra partners consenzienti, nel rispetto reciproco delle esigenze di ognuno); piercing; branding ed altre modalità che mantengono ancora, pur nella loro bizzarria, l’attenzione verso l’altro e la capacità di avere normali rapporti sessuali.
La Persico (1997) introduce una teoria molto interessante riguardo queste nuove forme di sessualità inserendole in un ottica evolutiva, di mutazione antropologica e culturale.
Secondo l’autrice in questo millennio e in particolare negli ultimi decenni, la sovrappopolazione, il calo del desiderio, la procreazione senza sesso e la tecnologia, hanno portato la sessualità genitale a non essere più indispensabile in quanto la sua funzione primaria (perpetuazione della specie) va esaurendosi. Ciò comporta la nascita di nuove tendenze in cui la sessualità si svincola dalla funzione riproduttiva, con la creazione di una neosessualità.
In una condizione in cui il sesso tradizionale diventa consumistico, veloce e superfluo e l’identità ed il ruolo sessuale sono incerti, molti si rivolgono alla trasgressione per contrastare una debole spinta sessuale. Oltre al sesso estremo, una nuova forma di sessualità è il cibersex, il sesso telematico, che riflette le attuali tendenze all’isolamento ed al risparmio di tempo, ma anche l’incertezza verso la propria identità; il soggetto che pratica cibersex, infatti, ha possibilità di acquisire una personalità “multiplanare” che consente cioè di scegliere il proprio sesso o la propria identità sociale e di genere.
In conclusione, queste nuove forme di sessualità consentono una doppia interpretazione: neosessualità come espressione di un adattamento naturale ai cambiamenti evolutivi e culturali, oppure difesa contro un’angoscia più grande; l’incapacità di instaurare una relazione soddisfacente in un’epoca di individualismo, crisi della coppia e crescita zero

Perversione implica la capacità di eccitarsi ed ottenere gratificazione sessuale tramite comportamenti, fantasie, oggetti, persone, situazioni comunemente considerati inadatti a tale finalità.
Oltre a ciò la perversione si distingue dalle altre forme di sessualità per il suo carattere imperativo e di fissità. Essa obbliga il soggetto a recitare sempre uno stesso ruolo, che non prevede altri attori. L’altro infatti quando è presente, è considerato alla stregua di un oggetto. La perversione quando non è orientata su di un oggetto (es. feticismo) o su un animale (es. zoofilia) non prevede relazione, ma uso dell’altro ciò che differenzia la perversione dalle altre forme di sessualità è l’emozione sottostante, (l’odio) e la mancanza di considerazione verso l’altro (la deumanizzazione).
Partendo dal presupposto che la perversione è la modalità attuata da alcuni individui per fronteggiare forti emozioni derivate da esperienze traumatiche e che l’aggressività e la messa in atto perversa sono meccanismi vitali per la sopravvivenza (in quanto preservano l’integrità mentale e talvolta anche fisica), andremo ad analizzate il modo in cui l’aggressività prende forma e direzione nella perversione.
Come è noto la perversione ha un’insorgenza adolescenziale e può presentare diversi gradi di pervasività (ciò ne determina il carattere coattivo ed il grado di interferenza nella funzionalità sociale e relazionale dell’individuo). Inoltre, si rileva spesso la compresenza di più perversioni in uno stesso individuo.
In molti parafilici è presente una difficoltà di comprensione e di contatto con gli altri a causa delle quali il soggetto sviluppa una modalità difensiva di relazione parafilica, che si struttura come strategia per gestire il vuoto affettivo e, allo stesso tempo, come difesa contro la rabbia e la svalutazione che rischiano di distruggere l’oggetto.
Se si percepisse l’altro nella sua realtà cioè come incomprensibile, giudicante, passibile di abbandono, l’individualità del soggetto verrebbe minata, svalutata e la rabbia che ne deriva potrebbe distruggere l’oggetto del desiderio, per questo la perversione necessita la distanza perché in quella distanza, in quel vuoto il parafilico riversa la sua fantasia di perfezione. In questo vuoto il sadico ottiene controllo e potere e si riunisce col perduto sé onnipotente, mentre il masochista si fonde, si abbandona nelle mani dell’altro idealizzato realizzando la fusione perduta nell’infanzia.
Le caratteristiche della parafilia sono la devianza rispetto alle norme sociali ed il suo carattere “antibiologico” (diverso dal normale rapporto sessuale)
Nell’analisi del rapporto tra parafilie ed aggressività darò per scontato, per evitare ripetizioni, che la persistenza dei disturbi deve essere di almeno sei mesi e che gli impulsi, i comportamenti e le fantasie parafiliche devono provocare una alterazione nella funzionalità sociale affettiva e lavorativa dell’individuo. Descriverò le parafilie secondo un grado crescente di intensità dell’aggressività manifesta.

Roma 2012.

Segnaliamo una sua intervista .

 

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