imageVIBRATORI E DILDO, questi sconosciuti.
Chi sa che cosa sono un vibratore e un dildo alzi la mano.
La differenza è elementare: un vibratore vibra e un dildo non vibra.
Perché cerco di spiegarla? Avendo un sexy shop, mi capitano quotidianamente persone che mi chiedono un dildo, e alla domanda: “Perché un dildo e non un vibratore?” rispondono frequentemente che non conoscono la differenza.
Partendo dal presupposto che il 70/80% delle donne è clitorideo e il 20/30% vaginale, un vibratore è in teoria più utile di un dildo. L’eccessiva vibrazione, però, può infastidire o innervosire alcune. In quei casi, dunque, diventa più utile lo sfregamento con un dildo, essendo la persona interessata a decidere l’intensità del movimento.
Insomma non c’è una regola fissa. Per questo, quando si comincia a giocare con una partner, è opportuno parlare e conoscersi il più possibile onde non incorrere in errori che potrebbero ledere l’intesa sessuale.
Quello che invece gli uomini non comprendono è che un vibratore potrebbe dare grandi soddisfazioni anche a loro.
Assistere alle reazioni quando si fa questa affermazione è divertentissimo. “Da me si esce ma non si entra”, “Ahò, io so’ vergine” o addirittura “Ma come ti permetti”. Quando spiego che la vibrazione sul frenulo dà molto piacere, riprendono il colorito.
Di che materiale dovrebbe essere fatto un vibratore o un dildo?
I dildo più antichi erano fatti di pietra, legno, cuoio, cera o porcellana, e a partire dal Rinascimento anche in vetro, riempibili con acqua calda. Tra questi, i più utilizzati furono quelli di cuoio, imbottiti con cotone o stracci. In seguito furono creati dildo di gomma, irrigiditi solitamente da un’anima di metallo. Vennero commercializzati a partire dagli anni Quaranta, ma la presenza dell’anima di metallo e la facile deteriorabilità della gomma esponevano l’utilizzatore al rischio di lesioni anche gravi. Si diffusero quindi i dildo in PVC, un materiale ancora molto usato, soprattutto per la produzione di quelli più economici, insieme alla gelatina. Entrambi i materiali contengono ftalato, un ammorbidente dei materiali plastici, utilizzato anche per le custodie dei CD, per i contenitori alimentari e altri giocattoli morbidi in plastica. Lo ftalato può però entrare nella circolazione sanguigna attraverso le mucose della bocca, della vagina e dell’ano. Secondo alcuni studi sarebbe colpevole di forme tumorali e patologie prenatali. I prodotti in PVC e gelatina non possono peraltro essere sterilizzati.
Sono stati realizzati dildo di metallo cromato, che hanno avuto un buon successo, soprattutto tra i praticanti di BDSM, ma non sono particolarmente comodi perché non sono flessibili.
Gli anni Novanta hanno assistito al boom dei dildo in silicone, facili da sterilizzare anche con semplice acqua bollente e privi del caratteristico odore di plastica del PVC. Costosi al loro ingresso sul mercato, il loro prezzo è andato calando via via con la loro diffusione. Il silicone assorbe bene il calore corporeo, e la sua elasticità lo rende un eccellente conduttore delle vibrazioni. Il silicone è oltretutto un materiale di alta qualità.
Un passo successivo è stata la messa in commercio di dildo in vetro borosilicato (pyrex). Sono costosi e rigidi, ma riscuotono successo, anche perché possono essere portati alla temperatura corporea con semplice acqua calda e sono sterilizzabili mediante bollitura.
Con il cyberskin, simile alla vista e al tatto alla pelle umana, che garantisce un particolare “realismo”, si è tornati a un materiale poroso, che non può essere sterilizzato e che diventa appiccicoso dopo il lavaggio – inconveniente al quale si può rimediare con farina di grano – ed è molto più delicato e deteriorabile del silicone.

di Massimiliano Mangiabene.

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