img_8183Un amica ci ha chiesto di darle una mano per la sua tesi per il Master in Criminologia. Naturalmente tutti i dati saranno strettamente anonimi.
TEST PER TESI IN CRIMINOLOGIA

Sono una studentessa dell’Università IUSVE di Mestre (VE) e sto preparando una tesi di Master in criminologia, psicologia investigativa e psicopedagogia forense che ha come obiettivo la raccolta di dati strettamente anonimi che verranno utilizzati a fine di ricerca con lo scopo di approfondire alcuni aspetti del mondo BDSM.
Nello specifico vorrei provare a sfatare, con dati concreti ed oggettivi, la declinazione che potrebbe vedere associata la violenza assistita intrafamiliare con il BDSM.

Per violenza assistita intrafamiliare si intende qualsiasi atto di violenza (fisica, verbale, psicologica sessuale, economica) compiuta su figure di riferimento o su altre figure significative, adulte o minori, di cui il bambino fa esperienza e di cui può patirne successivamente gli effetti.
Gli studi e la letteratura hanno fatto emergere che nella maggioranza dei casi i minori si trovano ad assistere alle violenze sulle loro madri o sui loro fratelli e sorelle, all’interno del contesto familiare.Di tale violenza il bambino può fare esperienza direttamente o indirettamente; di certo non può fare a meno di percepirne gli effetti, dalle urla dei litigi, al suono di uno schiaffo, al rumore degli oggetti che si infrangono, ai segni visibili di un atto di aggressione fisica.
La violenza assistita, quindi, rappresenta un aspetto spesso trascurato della violenza domestica intrafamiliare. Il clima familiare violento è un ambiente caratterizzato da coercizione fisica e psicologica, da paura, da vergogna, da impotenza e da umiliazione. Crea quindi un ambiente patogeno che altera, fino a scompensare, lo sviluppo psicoaffettivo delle vittime, dirette e indirette, della violenza, ri-significando ogni altra loro esperienza.
La violenza assistita comporta un danno che coinvolge potenzialmente tutte le aree di funzionamento della persona:

psicologica
relazionale
emotiva
cognitiva
sociale
fisica
comportamentale
Una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Psychological Science dagli autori P. Fisher e J. Pfeifer sostiene che la litigiosità e i toni alterati della voce dei genitori sono riconosciuti dal bambino, anche mentre dorme, e ne alterano l’attività del cervello con possibili effetti sul suo sviluppo. Le aree del cervello del bambino interessate sono quelle neurali legate alla regolazione dello stress e delle emozioni. I neonati non comprendono il senso delle parole ma percepiscono la conflittualità.

Nelle dinamiche familiari, caratterizzate da maltrattamenti e violenze, il bambino viene esposto, oltremodo, a modelli educativi confusivi e laceranti (poco protettivi da una parte, pericolosi e minacciosi dall’altra), i quali coinvolgono la costruzione della sfera dei principi etici: il riconoscimento di ciò che è bene e ciò che è male, non potendo così sviluppare quel senso di giustizia che orienta il comportamento verso la prossimità, la cura e il bene dell’altro.

I bambini testimoni di violenza intrafamiliare possono mettere in atto comportamenti violenti per salvare il legame affettivo con il genitore aggressore e per avere l’illusione di una sensazione di controllo e potere. Imparano che la violenza è un comportamento lecito nei legami affettivi e nelle relazioni sia di coppia che amicali.

Al momento sono stati raccolti circa 250 questionari che dimostrano la mia tesi e per poter avere un dato scientificamente rilevante vi chiedo la disponibilità di sostenere tale ricerca.

Rimango disposizione per i dati che emergeranno.

Ringraziandovi anticipatamente.
Kelly Johana Sessa
httpsj://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSfK0oeydQveKc7R0Van5iwAKdheuD8-DKPMCKXn4P2X7bUjCw/viewform

Share